Per affrontare l’emergenza climatica dobbiamo smantellare la Wto e il regime del libero commercio

Per approvazioni inviare un’e-mail a: climatespace.tunis@gmail.com

L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO/WTO), lanciata nel 1995, con Banca Mondiale e Fondo Monetario internazionale costituisce la triade istituzionale di Bretton Woods creata per promuovere il neoliberismo e la globalizzazione delle corporations. La WTO si è rivelata particolarmente efficace nel suo potere di penalizzare e forzare legalmente gli Stati, restringendo lo spazio politico dei Governi e, in molte occasioni, costringendoli a cambiare le loro leggi nazionali al fine di attuare le regole di libero scambio globali.

Non molto tempo dopo il suo lancio tuttavia, i nuovi negoziati per approfondire le regole e ampliare la portata della WTO hanno fallito grazie alle massicce proteste di Seattle (1999), Cancun (2003)  Hong Kong ( 2005), e alle polemiche intorno ai massicci sussidi agricoli diffusi nel Nord. Gli ultimi anni hanno visto l’Organizzazione in stallo in un vicolo cieco ma, nonostante la mancanza di progressi nell’espansione del suo raggio d’azione, i 60 accordi esistenti in ambito WTO sono ancora in vigore.

Queste regole commerciali stanno minando molte iniziative che affrontano il cambiamento climatico e possono essere ulteriormente aggravate dal tentativo di avviare nuovi negoziati nel prossimo incontro ministeriale (MC 9) convocato a Bali, in Indonesia .

Come funzionano le regole della WTO modellate sulle corporations

Secondo la logica WTO, ogni Paese dovrebbe specializzarsi in ciò che può produrre meglio – è quello che viene chiamato il suo “vantaggio comparato” – e poi commerciare questi prodotti in cambio di quelli che altri Paesi producono meglio. Questa logica, però, favorisce la costruzione di economie orientate al mercato e squilibrate, che si concentrano sulle esigenze del mercato, piuttosto che sui bisogni dei propri abitanti. Queste economie orientate all’esportazione straziano Madre natura, al fine di trarre il massimo da essa e provocando la distruzione dell’ambiente, come stiamo costatando ora con il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la distruzione degli ecosistemi. Questa è la logica capitalista: la natura è solo una cosa da sfruttare a scopo di lucro.

I veri beneficiari delle squilibrate regole commerciali della WTO sono le corporations transnazionali consolidate, poiché, in realtà, esse sono i soggetti che hanno più “vantaggi comparati” rispetto alle nuove industrie nazionali e internazionali alle prime armi. In un mondo di flussi di libero scambio – secondo le aspirazioni della WTO – le società transnazionali sono libere di entrare e spostarsi da un Paese all’altro, scegliendo quelli con manodopera a basso costo e sistemi regolatori rilassati, e allo stesso tempo sono in grado di uscire e andarsene con la stessa facilità, dopo che aver arraffato ed esaurito le risorse naturali, lasciando in molti casi, i propri rifiuti tossici dietro di se’.

Allo stesso tempo, i perdenti sono molti:

–       gli agricoltori che hanno perso le loro aziende in quanto non possono competere con le importazioni di prodotti alimentari a basso costo che inondano i mercati locali;

–       i lavoratori i cui posti di lavoro sono resi ancora più instabili e precari sotto la pressione di una qualità del lavoro con standard sempre più bassi;

–       le persone costrette a migrare a causa della perdita dei mezzi di sussistenza

–       le donne che sono il più delle volte quelle che sopportano il peso del disagio economico sulla famiglia e la comunità;

–       i popoli indigeni, sfollati dalle loro terre, e la Madre Terra.

Le regole commerciali globali e l’Ambiente

La WTO, naturalmente, sostiene di essere impegnata “a tutela dell’ambiente” e “dello sviluppo sostenibile”. Citando l’articolo XX del vecchio GATT [1], il regime precursore della WTO, qualsiasi Paese può essere esentato dalle norme della WTO per introdurre misure “necessarie per proteggere la vita o la salute umana, animale o vegetale” [articolo XX -b] o misure “relative alla conservazione delle risorse naturali esauribili…” [articolo XX-g]. Ad un primo sguardo questo può sembrare un atteggiamento ‘eco-friendly’, ma è condizionato da un grande avvertimento posto nel preambolo del articolo [o ‘chapeau’] che, in effetti scarica sui Paesi che vogliono avviare misure di protezione ambientale, l’onere di dimostrare che le loro azioni non saranno causa di “discriminazione arbitraria o ingiustificata” o si tradurranno in una “restrizione dissimulata al commercio internazionale”,

In altre parole, le regole del commercio globale che garantiscono la libera circolazione dei capitali, dei beni e dei servizi dettano le priorità della tutela ambientale. Di conseguenza, le misure di tutela ambientale sono spesso sfidate e abbattute come “restrizione dissimulata al commercio internazionale”. Infatti, sotto le clausole generali della ‘nazione più favorita’ e del ‘trattamento nazionale’ del regime WTO, le imprese transnazionali con sede in Paesi membri hanno assunto effettivamente dei ‘diritti sovrani’. Inoltre, anche l’ambito di tutela ambientale di cui all’articolo XX è troppo strettamente definito per consentire di salvaguardare adeguatamente le misure urgenti e necessarie oggi per combattere il cambiamento climatico, e tanto meno l’ulteriore mercificazione della natura .

Recenti pronunciamenti della WTO contro iniziative climatiche

Nella provincia di Ontario, in Canada, la WTO ha recentemente colpito un diritto e un programma volto a promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili come misura per mitigare il cambiamento climatico generando, al tempo stesso, la creazione di posti di lavoro. Il programma assegnava la maggioranza dei diritti di produzione energetica a società dell’Ontario, rendendo così possibile per la provincia attuare la transizione da carbone, petrolio e gas, senza danneggiare assolutamente l’economia locale. I suoi ‘requisiti di contenuto nazionale’ assicuravano che i nuovi posti di lavoro nell’industria fossero creati in Ontario, esigendo che il 25 per cento del contenuto di tutti i progetti eolici e il 50 per cento del contenuto di tutti i progetti solari fossero prodotti da lavoratori e industrie della provincia. Questo programma inoltre garantiva per 20 anni un prezzo di acquisto preferenziale per kilowatt-ora di elettricità dal vento e generatori solari alle aziende aziende che avevano una certa percentuale dei loro costi provenienti dall’Ontario .

Nei suoi primi due anni, il programma ha creato più di 20.000 posti di lavoro sul clima in Ontario ed era sulla buona strada per crearne un totale di 50.000. Si stava accelerando la produzione di energia rinnovabile e contemporaneamente la riduzione di emissioni di gas a effetto serra e la disoccupazione. Mentre si nutrivano alcune preoccupazioni circa l’attuazione del programma, esso veniva riconosciuto come un passo innovativo verso la lotta al cambiamento climatico .

Nel 2010/2011, tuttavia, il Giappone e l’Unione europea che rappresentavano gli interessi delle loro multinazionali, hanno depositato presso la WTO dei ricorsi contro il programma di incentivazione delle energie rinnovabili dell’Ontario, sostenendo che stava violando la regola del “trattamento nazionale” della WTO stessa. Questa regola stabilisce che “ai prodotti del territorio di una parte contraente [Paese membro della WTO] importati nel territorio di un’altra parte contraente [Paese membro della WTO] si accorda un trattamento non meno favorevole di quello riservato ai prodotti simili di origine nazionale rispetto a tutte le leggi, normative e condizioni inerenti la vendita interna  la messa in vendita, l’acquisto, il trasporto, la distribuzione o l’uso” [art. III . 4 dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio ( GATT) della WTO].

Questo significa che si possono dare più benefici alle imprese transnazionali straniere ma mai meno di quello che è stato concesso a un’impresa nazionale. Quando si parla di cambiamento climatico, questo implica che lo Stato non è in grado di promuovere lo sviluppo di una industria nazionale di pannelli solari, energia eolica o energia rinnovabile utilizzando norme nazionali soprattutto a favore delle compagnie o dei prodotti nazionali. Se uno Stato vuole dare sussidi o preferenze a quelle aziende o prodotti, deve dare gli stessi incentivi anche alle multinazionali straniere. In altre parole un iniziale sforzo nazionale per generare energia rinnovabile, dovrà competere sin dal primo giorno con una grande multinazionale straniera di “energia pulita”, la maggior parte delle quali attori principali della cosiddetta “Green Economy”, che curano molto di più i loro affari rispetto al clima del mondo e che in realtà già promuovono un modello di “energia rinnovabile” basato sullo sfruttamento e sul mercato.

Nel maggio 2013, il Tribunale delle dispute della WTO nella sua sentenza definitiva, ha stabilito che il Canada/Ontario agiva in violazione delle norme WTO. Un mese dopo il ministro dell’Energia dell’Ontario ha annunciato che “la regione avrebbe rispettato la sentenza dell’Organizzazione mondiale del commercio sulla fornitura a contenuto nazionale”.

La decisione della WTO contro l’Ontario è solo la punta di un iceberg. Esistono altri casi: per esempio in India, che sta ancora soffrendo la morte di quasi 1.000 persone, la sparizione di 3.000 e l’evacuazione di 100.000 a causa delle inondazioni estreme causate dalla deforestazione e il cambiamento climatico in Uttaranchal, che subì una causa sollevata dagli Stati Uniti nel febbraio del 2013 contro l’uso dei sussidi e della clausola “comprare locale ” nel suo programma solare interno. Le regole della WTO su cui gli Stati Uniti hanno basato il loro ricorso sulle presunte violazioni da parte dell’India, sono le stesse che hanno costretto l’Ontario a cambiare il suo programma di energia rinnovabile. Ci sono, inoltre, altre controversie in seno alla WTO tra la Cina, gli Stati Uniti e l’Unione europea in materia di apparecchiature di energia eolica e pannelli solari. Queste dispute non mirano ad abbassare i prezzi delle energie rinnovabili, piuttosto il contrario. Il loro scopo principale è quello di preservare i mercati e i profitti delle rispettive società

Bali: un nuovo tentativo di espandere la WTO e gli Accordi di libero scambio

In occasione della prossima riunione ministeriale della WTO, i Paesi membri non cercheranno di concludere il  cosiddetto “Ciclo di negoziati di Doha per lo sviluppo”. Questo ha dimostrato di essere troppo difficile in quanto si tratta di un accordo molto articolato che comprende numerose aree e con la clausola del “single undertaking” della WTO, dove o si concorda su tutto o c’è il nulla di fatto, si è arrivati ad una situazione di stallo nei negoziati. Tuttavia, con un nuovo Direttore generale sostenuto dall’influente coalizione dei Paesi in via di sviluppo BRICS (Brasile, Russia , India , Cina e Sud Africa), le imprese transnazionali ed i grandi attori della WTO hanno una nuova strategia per sbloccare la situazione di stallo e promuovere un “raccolto anticipato” di alcuni accordi, quello che chiamano il “Pacchetto di Bali”, imponendo accordi che includeranno beni e servizi ambientali, come la Casa Bianca ha recentemente annunciato: “Gli Stati Uniti lavoreranno con i partner commerciali per lanciare negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio verso il libero commercio mondiale di beni ambientali, comprese le tecnologie per l’energia pulita come quella solare, eolica, idroelettrica e geotermica … Entro il prossimo anno, ci adopereremo per garantire la partecipazione dei Paesi che rappresentano il 90 per cento del commercio mondiale di beni ambientali che valgono circa 481 miliardi di dollari nel commercio annuale di beni ambientali. Lavoreremo anche sui negoziati per l’Accordo sul commercio dei servizi  (TISA) per il raggiungimento di un regime di libero scambio nel settore dei servizi ambientali “. [ 2 ]

In effetti queste misure fanno parte del follow-up all’agenda di falsa ‘Green economy’ promossa e adottata in occasione del Vertice della Terra Rio +20 delle Nazioni Unite dello scorso giugno 2012. Uno degli obiettivi principali del Piano d’azione approvato a Rio +20 è quello di promuovere e accelerare la mercificazione sia materiale che immateriale della natura. Nel Piano, ad esempio, le funzioni delle foreste devono essere estese oltre la semplice fornitura di prodotti di legno, fino a prevedere di utilizzarle per servizi ambientali  he vanno dal turismo verde alla cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica. A sua volta, ciò richiede la creazione di mercati per i servizi ecosistemici e di compensazione della biodiversità. Tuttavia, al fine di creare e promuovere i mercati dei beni e dei servizi ambientali, devono essere aiutati dai regole del commercio globale. In altre parole, l’agenda dell’ ‘economia verde’ fasulla semplicemente non può funzionare senza il regime WTO e gli accordi di libero scambio.

Dobbiamo ricordare che le regole del WTO sono alla base di tutti gli altri accordi di libero scambio bilaterali o regionali, (TPP, TTIP, EPAs, CAFTA, NAFTA, accordi UE – d’associazione e altri [3]). Questi accordi WTO-plus sono nella propria stessa natura diritti volti a minare e contrastare le iniziative per la cura per l’ambiente e che affrontano il cambiamento climatico. Ci sono decine di casi in tutto il mondo di società straniere che richiedono ingenti compensazioni da Paesi membri utilizzando la clausola degli Accordi di libero scambio che consente azioni legali contro gli Stati da parte degli investitori, a causa delle normative ambientali nazionali. Occidental vs Ecuador, Pacific Rim Mining Corp vs El Salvador, Vattenfall vs Germania, Renco vs Perù sono solo alcuni esempi di come le regole sul libero scambio degli investimenti siano progettati e utilizzati per minare le iniziative di tutela della natura. In molti casi una semplice minaccia di una querela da parte di un investitore, facilita normative ambientali nazionali. Il diritto del commercio internazionale ha meccanismi legali per sanzionare e attuare le loro decisioni, mentre le disposizioni ambientali poggiano soprattutto su dichiarazioni che non hanno meccanismi di conformità e sono facilmente superati da accordi commerciali .

Prima le persone e la natura!

Per affrontare l’emergenza climatica non dobbiamo solamente fermare l’espansione della WTO e degli accordi di libero scambio, ma abbiamo bisogno di andare oltre e chiedere la fine della stessa WTO e del regime di libero scambio. Non c’è più tempo per le mezze misure. Se vogliamo salvare la natura e l’umanità, abbiamo bisogno di cambiare il sistema e cambiare il sistema significa smantellare il regime di libero scambio.

Non si può consentire che si moltiplichino decisioni della WTO come quella che riguarda l’Ontario. I governi non dovrebbero sottostare a decisioni che minano le iniziative volte ad affrontare il cambiamento climatico. I diritti umani, i diritti del lavoro, i diritti dei nativi e i diritti della Madre Terra devono essere posti al di sopra delle norme commerciali , se vogliamo preservare la vita come la conosciamo .

In sede di WTO e degli accordi di libero scambio ci sono clausole che garantiscono i brevetti delle multinazionali su invenzioni che possono salvare milioni di vite e che possono aiutare a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Stiamo vivendo una situazione di emergenza globale, più grande di qualsiasi altra già vissuta, e i diritti di proprietà intellettuale per il profitto non dovrebbero avere la precedenza sulla natura e l’umanità .

Il commercio è necessario, ma un diverso tipo di commercio, che non si basi sullo sfruttamento delle persone e la natura e le cui regole vadano a beneficio delle comunità e non delle corporations. Il tipo di commercio che ci serve è complementare ed equo, il libero scambio corporate.

Dobbiamo garantire che tutti i Paesi e in particolare quelli che sono meno responsabili e più colpiti dai cambiamenti climatici abbiano il diritto e la capacità di:

• sostenere la loro energia attraverso fonti rinnovabili nazionali e internazionali attraverso clausole di “acquisto locale”, sussidi e tutti i tipi di misure che permettano loro di sbarazzarsi di combustibili fossili il più presto possibile.

• avere libero accesso a tutti i brevetti in materia di energia rinnovabile e invenzioni che possano aiutare a limitare gli effetti del cambiamento climatico .

• promuovere la sovranità alimentare e l’agroecologia non solo per raffreddare il pianeta, ma per sfamare il popolo senza sostanze tossiche e OGM.

• Stimolare la produzione locale e il consumo di beni durevoli per soddisfare le esigenze fondamentali delle persone ed evitare il trasporto di merci che possono essere prodotte localmente .

• Garantire il diritto umano all’acqua, invertire la privatizzazione dei servizi idrici pubblici e preservare i bacini idrografici .

• Spingere per le infrastrutture di trasporti pubblici puliti e accessibili, per portare le auto fuori dalle strade e ridurre le emissioni di gas serra .

• Stabilire regole e sanzioni contro le industrie che distruggono e inquinano l’ambiente, senza la minaccia di controversie internazionali .

• Incoraggiare la nazionalizzazione e il controllo della società nel settore energetico per smantellarne la componente sporca e accelerare l’espansione e la promozione di comunità basate su forme rinnovabili di energia pulita .

• Promuovere economie che siano diverse e resistenti ai cambiamenti climatici .

Per affrontare davvero la crisi climatica, un mondo senza la WTO e gli accordi di libero scambio, un mondo che non è dominato da multinazionali e dai regimi di libero scambio globali, è necessario! Dobbiamo cambiare il sistema, e dobbiamo farlo ora.

[1] General Agreement on Tariffs and Trade (GATT)

[2] THE PRESIDENT’S CLIMATE ACTION PLAN http://www.whitehouse.gov/sites/default/files/image/president27sclimateactionplan.pdf

[3] TPP – Trans Pacific Partnership, TTIP – Transatlantic, Trade and Investment Partnership, EPA – Economic Partnership Agreements, CAFTA – Central America Free Trade Agreement, NAFTA – North American Free Trade Agreement.

Settembre 5, 2013

Firmato:

ATTAC – España
Attac – France
Center for Encounter and active Non-Violence – Austria
Council of Canadians
Corporate Europe Observatory
Critical Information Collective
East and Southern Africa Small-scale farmer’s Forum (ESAFF) Zambia
Ecologistas en Acción
Entrepueblos – España
ETC Group
Fairwatch – Italy
Focus on the Global South
Fundación Solón
Global Exchange
Global Forest Coalition
Grassroots Global Justice Alliance – US
Grassroots International
Health of Mother Earth Foundation – Nigeria
Indigenous Environmental Network
JA! Justiça Ambiental / FOE Mozambique
Kalikasan People’s Network for the Environment (Kalikasan PNE) – Philippines
La Via Campesina
Migrants Rights International
No REDD in Africa Network (NRAN)
Oilwatch International
Partido Humanista – Vigo
Plataforma Boliviana Frente al Cambio Climático
Polaris Institute
REPEM América Latina y El Caribe
The Democracy Center – Bolivia
Transnational Institute
Unión Universal Desarrollo Solidario

Per adesioni: climatespace.tunis@gmail.com

To confront the climate emergency we need

to dismantle the WTO and the free trade regime

Launched in 1995, the World Trade Organization (WTO) completed the Bretton Woods trio with the World Bank, and the International Monetary Fund in promoting neoliberalism and corporate globalization. The WTO was particularly special in its power to legally enforce and penalize countries, taking away the policy space of governments, and on several occasions, forcing them to change their national laws in order to implement global free trade rules.

Not long after its launch however, new negotiations to deepen the rules and expand the reach of the WTO had failed thanks to massive protests in Seattle (1999), Cancun (2003), Hong Kong (2005), and the controversies around massive agricultural subsidies in the north. Recent years have seen it stalemated into an impasse but despite the lack of progress in the expansion, the existing 60 agreements that are in place in the WTO are still currently being implemented.

These existing WTO trade rules are currently undermining initiatives to tackle climate change and they can be further aggravated by the attempt of new negotiations in the upcoming 9th Ministerial meeting in Bali, Indonesia.

How the corporate rules of the WTO work

Under the WTO logic, each country should specialize in what they can produce best -what is called their “comparative advantages”- and then trade these products in exchange for products that other countries produce best. This logic however promotes the construction of market-oriented and imbalanced economies that focus on the demands of the market rather than the needs of their people on the ground. These export-oriented economies also bleed Mother Nature in order to exploit the most out of it provoking disruptions in the environment as we are seeing now with climate change, biodiversity loss and the destruction of ecosystems. This is the capitalist logic – nature is just a thing to be exploited for profit.

The real beneficiaries of this imbalanced trade rules of the WTO are the transnational corporations since in reality, they are the ones that have more “comparative advantages” than fledgling national and domestic infant industries. In a world of free trade flows – as the WTO aspires – transnational corporations are free to enter and move between countries, choosing those with cheap labor and relaxed regulations and at the same time able to exit and move out just as easily after it has exhausted and grabbed the natural resources, leaving in several cases, their toxic waste.

At the same time, the losers are many – the farmers who lose their farms as they cannot compete with cheap food imports that flood the local markets, the workers whose jobs are made even more unstable and precarious with the pressure to lower labor standards, the persons who are forced to migrate because of loss of livelihood, the women who are most times those who bear the brunt of economic distress on the family and community, the indigenous people who are displaced from their lands, and Mother Earth.

Global Trade Rules and the Environment

The WTO, of course, claims to be committed to “environmental protection” and “sustainable development.” Citing Article XX from the old GATT[1]regime that was grandfathered into the WTO, any country can be exempted from the WTO rules to bring in policy measures “necessary to protect human, animal or plant life or health” [Article XX–b] or measures “relating to the conservation of exhaustible natural resources…” [Article XX–g]. At first glance this may sound ‘environmentally friendly,’ but it is conditioned by a big caveat in the Article’s preamble [or ‘chapeau’] which, in effect, puts the onus on countries initiating environmental protection measures to prove that their actions will not cause “arbitrary or unjustifiable discrimination” or pose a “disguised restriction on international trade.”

In other words, global trade rules guaranteeing the free flow of capital, goods and services trump environmental protection priorities. As a result, environmental protection measures are often challenged and struck down for being a “disguised restriction on international trade.”  Indeed, under the overarching ‘most favored nation’ and ‘national treatment’ clauses of the WTO regime, those transnational corporations based in member countries effectively have ‘sovereign rights.’ Moreover, even the scope of environmental protection covered by Article XX is too narrowly defined to adequately safeguard measures urgently needed today to combat climate change, let alone the further commodification of nature.

Recent WTO ruling against climate initiatives

In the province of Ontario, Canada, the WTO recently struck down a law and program designed to promote the development of renewable energy as a measure for mitigating climate change while also creating jobs. The program allots the majority of producer power rights to Ontario companies thereby making it possible for the province to make the transition from coal, oil and gas without completely damaging its local economy. Its ‘domestic content requirements’ ensure that new manufacturing jobs will be created in Ontario by requiring that 25 percent of the content of all wind projects and 50 percent of the content of all solar projects are produced by workers and industries in the province. This program also guaranteed preferential 20-year purchase price per kilowatt-hour for electricity from wind and solar generators from companies that had a certain percentage of their costs originating from Ontario.

In its first two years, this program created more than 20,000 climate jobs in Ontario and was on track to create a total of 50,000. It was accelerating the production of renewable energy while simultaneously reducing both greenhouse gas emissions and unemployment. While there are particular concerns about the program’s implementation, it is recognized as an innovative step toward tackling climate change.

In 2010/2011, however, Japan and the European Union representing the interest of their transnational corporations filed cases in the WTO against Ontario’s renewable energy incentives program claiming that it was violating the “national treatment” rule of the WTO.  This rule establishes:

“The products of the territory of any contracting party [country member of the WTO] imported into the territory of any other contracting party [country member of the WTO] shall be accorded treatment no less favourable than that accorded to like products of national origin in respect of all laws, regulations and requirements affecting their internal sale, offering for sale, purchase, transportation, distribution or use.” [Art. III. 4 General Agreement on Tariffs and Trade (GATT) of the WTO]

This means that you can give more benefits to foreign transnational corporations but never less than what you have given to a domestic enterprise.

When it comes to climate change, this implies that a State cannot promote the development of a national industry of solar panels, wind energy or renewable energy by using national regulations primarily designed to benefit domestic companies or products. If a State wants to give subsidies or preferences to those national companies or products it must also give the same incentives to foreign transnational corporations. In other words an infant domestic effort at generating renewable energy, will have to compete from the first day with a big foreign transnational corporation of “clean energy”, most of them main actors of the so-called “Green Economy”, that care much more about their markets than the climate of the world and that in reality still promote a market-based and exploitative model of “renewable energy”.

On May 2013, the Dispute Settlement Body of the WTO in its final ruling said that Canada/Ontario was in violation of WTO rules. One month later, the Ontario Minister of Energy announced that they will “comply with the World Trade Organization’s ruling on the domestic content provision”.

The WTO ruling against Ontario is just the tip of the iceberg.  There are other cases, for example, in India, who is still suffering the deaths of almost 1,000 persons, the disappearances of 3,000 and the evacuation of 100,000 due to the extreme floods caused by deforestation and climate change in Uttarakhand, there was a case filed by the United States in February 2013 in the WTO challenging India’s use of subsidies and “buy local” rules in its domestic solar program. The WTO rules that the United States has based its complaints on that India has supposedly violated are the very same ones that forced Ontario to change its renewable energy program. Furthermore, there are disputes in the WTO between China, the United States and the European Union in relation to wind power equipment and solar panels. These disputes don’t aim to lower the prices of renewable energy but rather the contrary. Their main aim is to preserve the markets and profits of their respective corporations.

Bali: New attempt to expand the WTO and FTAs

At the next ministerial meeting of the WTO, they will not try to conclude the “Doha Development Round.” This has proven to be too difficult as it is a massive agreement encompassing numerous areas and with the “single undertaking” clause of the WTO, where everything or nothing is agreed, this has led to the impasse in the negotiations. However, with a new Director General supported by the influential developing country coalition BRICS (Brazil, Russia, India, China and South Africa), the transnational corporations and big players in the WTO have a new strategy to unlock the stalemate and promote an “early harvest” of some agreements, what they call the “Bali Package”, and push forward agreements that will include environmental goods and services like the White House has recently announced:

“The U.S. will work with trading partners to launch negotiations at the World Trade Organization towards global free trade in environmental goods, including clean energy technologies such as solar, wind, hydro and geothermal… Over the next year, we will work towards securing participation of countries, which account for 90 percent of global trade in environmental goods, representing roughly $481 billion in annual environmental goods trade. We will also work in the Trade in Services Agreement negotiations towards achieving free trade in environmental services.” [2]

In effect, these measures are part of the follow-up to the false ‘green economy’ agenda promoted and adopted at the Rio+20 Earth Summit last June 2012. A prime objective of this Rio+20 plan of action is to promote and accelerate the commodification of both material and non-material parts of nature. Here, for example, the functions of forests are to be extended beyond just the provision of wood products to be used for environmental services ranging from green tourism to carbon capture and storage. In turn, this calls for the establishment of markets for ecosystem services and biodiversity offsets. However, in order to create and advance markets for environmental services and goods, they must be aided and abetted by global trade rules. In other words, the false ‘green economy’ agenda simply cannot operate without the WTO regime and the FTAs.

And we need to remember that the rules of the WTO are the basis for all other free trade agreements, whether bilateral or regional, (TPP, TTIP, EPAs, CAFTA, NAFTA, EU-Association Agreements and others[3]). These WTO-plus agreements are also in their own right, undermining and working counter to initiatives to care for the environment and address climate change. There are dozens of cases all over the world of foreign corporations demanding huge compensations from States, using the FTAs clause allowing lawsuits from investor to State, because of national environmental regulations. Occidental v. Ecuador, Pacific Rim Mining Corp v. El Salvador, Vattenfall v. Germany, Renco vs. Peru are just some examples of how free trade and investment rules are designed and used to undermine initiatives to heal nature. In many situations a simple threat of a lawsuit from an investor, eases national environmental regulations. International trade law has legal mechanisms to sanction and implement their rulings while environmental provisions are mainly declarations that have no compliance mechanisms and are easily trumped by trade agreements.

People and Nature first!

To address the climate emergency we need to not only stop the expansion of the WTO and FTAs but we need to go beyond that and call for an end to the WTO itself and the free trade regime. There is no more time for half-measures. If we are to save nature and humanity, we need to change the system and changing the system means dismantling the free trade regime.

WTO rulings like in the Ontario case cannot be allowed to proliferate.  Governments should not have to follow rulings that undermine initiatives to address climate change. Human rights, labor rights, indigenous rights and the rights of Mother Earth have to be above trade rules if we want to preserve life as we know it.

In the WTO and the FTAs, there are clauses that guarantee the patents of transnational corporations over inventions that can save millions of lives and that can help reduce greenhouse gas emissions. We are living a global emergency situation, greater than any that we have lived, and intellectual property rights for profit should not have precedence over nature and humanity.

Trade is needed but a different kind of trade, one that is not based on the exploitation of people and nature and whose rules benefit the communities and not the corporations. The kind of trade we need is complementary and equitable trade not corporate free trade.

We need to guarantee that all countries and especially those that are least responsible and most affected by climate change have the right and the capacity to:

Support their national and domestic renewable energy sector trough “buy local” regulations, subsidies and all kinds of measures that allow them to get rid of fossil fuels as soon as possible.

Have free access to all patents concerning renewable energy and inventions that can help limit the impacts of climate change.

Promote food sovereignty and agroecology to not only cool the planet but to feed the people without agrotoxics and GMOs.

Stimulate local production and consumption of durable goods to meet the fundamental needs of the people and avoid the transport of goods that can be produced locally.

Guarantee the human right to water, reverse the privatization of public water services and preserve the watersheds.

Push for clean and accessible public transport infrastructure to take cars off the roads to reduce greenhouse gas emissions.

Establish regulations and sanctions against industries that destroy and pollute the environment without the threat of international disputes.

Encourage the nationalization and control of the society over the energy sector to dismantle the dirty component and accelerate the expansion and promote community based renewable forms of clean energy.

Promote economies that are diverse and resilient to climate change.

To really address the climate crisis, a world without the WTO and the FTAs, one that is not dominated by transnational corporations and the global free trade regimes, is necessary! We have to change the system, and we have to do this now.

September 5, 2013

Signed:

Alliance of Progressive Labor Philippines

Alternatives – Canada

Alternatives – International

Attac – France

Critical Information Collective

Ecologistas en Acción

ETC Group

Fairwatch – Italy

Focus on the Global South

Global Forest Coalition

Grassroots Global Justice Alliance – US

Health of Mother Earth Foundation – Nigeria

Indigenous Environmental Network

Kalikasan People’s Network for the Environment (Kalikasan PNE) – Philippines

La Via Campesina

Migrants Rights International

No REDD in Africa Network (NRAN)

Oilwatch International

Polaris Institute

Transnational Institute

For endorsements please email to: climatespace.tunis@gmail.com


[1] General Agreement on Tariffs and Trade (GATT)

[2] THE PRESIDENT’S CLIMATE ACTION PLAN http://www.whitehouse.gov/sites/default/files/image/president27sclimateactionplan.pdf

[3] TPP – Trans Pacific Partnership, TTIP – Transatlantic, Trade and Investment Partnership, EPA – Economic Partnership Agreements, CAFTA – Central America Free Trade Agreement, NAFTA – North American Free Trade Agreement.

Per affrontare l’emergenza climatica dobbiamo

smantellare la Wto e il regime del libero commercio

 

L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO/WTO), lanciata nel 1995, con Banca Mondiale e Fondo Monetario internazionale costituisce la triade istituzionale di Bretton Woods creata per promuovere il neoliberismo e la globalizzazione delle corporations. La WTO si è rivelata particolarmente efficace nel suo potere di penalizzare e forzare legalmente gli Stati, restringendo lo spazio politico dei Governi e, in molte occasioni, costringendoli a cambiare le loro leggi nazionali al fine di attuare le regole di libero scambio globali.

Non molto tempo dopo il suo lancio tuttavia, i nuovi negoziati per approfondire le regole e ampliare la portata della WTO hanno fallito grazie alle massicce proteste di Seattle (1999), Cancun (2003)  Hong Kong ( 2005), e alle polemiche intorno ai massicci sussidi agricoli diffusi nel Nord. Gli ultimi anni hanno visto l’Organizzazione in stallo in un vicolo cieco ma, nonostante la mancanza di progressi nell’espansione del suo raggio d’azione, i 60 accordi esistenti in ambito WTO sono ancora in vigore.
Queste regole commerciali stanno minando molte iniziative che affrontano il cambiamento climatico e possono essere ulteriormente aggravate dal tentativo di avviare nuovi negoziati nel prossimo incontro ministeriale (MC 9) convocato a Bali, in Indonesia .

Come funzionano le regole della WTO modellate sulle corporations

Secondo la logica WTO, ogni Paese dovrebbe specializzarsi in ciò che può produrre meglio – è quello che viene chiamato il suo “vantaggio comparato” – e poi commerciare questi prodotti in cambio di quelli che altri Paesi producono meglio. Questa logica, però, favorisce la costruzione di economie orientate al mercato e squilibrate, che si concentrano sulle esigenze del mercato, piuttosto che sui bisogni dei propri abitanti. Queste economie orientate all’esportazione straziano Madre natura, al fine di trarre il massimo da essa e provocando la distruzione dell’ambiente, come stiamo costatando ora con il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la distruzione degli ecosistemi. Questa è la logica capitalista: la natura è solo una cosa da sfruttare a scopo di lucro.

I veri beneficiari delle squilibrate regole commerciali della WTO sono le corporations transnazionali consolidate, poiché, in realtà, esse sono i soggetti che hanno più “vantaggi comparati” rispetto alle nuove industrie nazionali e internazionali alle prime armi. In un mondo di flussi di libero scambio – secondo le aspirazioni della WTO – le società transnazionali sono libere di entrare e spostarsi da un Paese all’altro, scegliendo quelli con manodopera a basso costo e sistemi regolatori rilassati, e allo stesso tempo sono in grado di uscire e andarsene con la stessa facilità, dopo che aver arraffato ed esaurito le risorse naturali, lasciando in molti casi, i propri rifiuti tossici dietro di se’.

Allo stesso tempo, i perdenti sono molti:

–       gli agricoltori che hanno perso le loro aziende in quanto non possono competere con le importazioni di prodotti alimentari a basso costo che inondano i mercati locali;

–       i lavoratori i cui posti di lavoro sono resi ancora più instabili e precari sotto la pressione di una qualità del lavoro con standard sempre più bassi;

–       le persone costrette a migrare a causa della perdita dei mezzi di sussistenza

–       le donne che sono il più delle volte quelle che sopportano il peso del disagio economico sulla famiglia e la comunità;

–       i popoli indigeni, sfollati dalle loro terre, e la Madre Terra.

Le regole commerciali globali e l’Ambiente

La WTO, naturalmente, sostiene di essere impegnata “a tutela dell’ambiente” e “dello sviluppo sostenibile”. Citando l’articolo XX del vecchio GATT [1], il regime precursore della WTO, qualsiasi Paese può essere esentato dalle norme della WTO per introdurre misure “necessarie per proteggere la vita o la salute umana, animale o vegetale” [articolo XX -b] o misure “relative alla conservazione delle risorse naturali esauribili…” [articolo XX-g]. Ad un primo sguardo questo può sembrare un atteggiamento ‘eco-friendly’, ma è condizionato da un grande avvertimento posto nel preambolo del articolo [o ‘chapeau’] che, in effetti scarica sui Paesi che vogliono avviare misure di protezione ambientale, l’onere di dimostrare che le loro azioni non saranno causa di “discriminazione arbitraria o ingiustificata” o si tradurranno in una “restrizione dissimulata al commercio internazionale”,

In altre parole, le regole del commercio globale che garantiscono la libera circolazione dei capitali, dei beni e dei servizi dettano le priorità della tutela ambientale. Di conseguenza, le misure di tutela ambientale sono spesso sfidate e abbattute come “restrizione dissimulata al commercio internazionale”. Infatti, sotto le clausole generali della ‘nazione più favorita’ e del ‘trattamento nazionale’ del regime WTO, le imprese transnazionali con sede in Paesi membri hanno assunto effettivamente dei ‘diritti sovrani’. Inoltre, anche l’ambito di tutela ambientale di cui all’articolo XX è troppo strettamente definito per consentire di salvaguardare adeguatamente le misure urgenti e necessarie oggi per combattere il cambiamento climatico, e tanto meno l’ulteriore mercificazione della natura .

Recenti pronunciamenti della WTO contro iniziative climatiche

Nella provincia di Ontario, in Canada, la WTO ha recentemente colpito un diritto e un programma volto a promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili come misura per mitigare il cambiamento climatico generando, al tempo stesso, la creazione di posti di lavoro. Il programma assegnava la maggioranza dei diritti di produzione energetica a società dell’Ontario, rendendo così possibile per la provincia attuare la transizione da carbone, petrolio e gas, senza danneggiare assolutamente l’economia locale. I suoi ‘requisiti di contenuto nazionale’ assicuravano che i nuovi posti di lavoro nell’industria fossero creati in Ontario, esigendo che il 25 per cento del contenuto di tutti i progetti eolici e il 50 per cento del contenuto di tutti i progetti solari fossero prodotti da lavoratori e industrie della provincia. Questo programma inoltre garantiva per 20 anni un prezzo di acquisto preferenziale per kilowatt-ora di elettricità dal vento e generatori solari alle aziende aziende che avevano una certa percentuale dei loro costi provenienti dall’Ontario .

Nei suoi primi due anni, il programma ha creato più di 20.000 posti di lavoro sul clima in Ontario ed era sulla buona strada per crearne un totale di 50.000. Si stava accelerando la produzione di energia rinnovabile e contemporaneamente la riduzione di emissioni di gas a effetto serra e la disoccupazione. Mentre si nutrivano alcune preoccupazioni circa l’attuazione del programma, esso veniva riconosciuto come un passo innovativo verso la lotta al cambiamento climatico .

Nel 2010/2011, tuttavia, il Giappone e l’Unione europea che rappresentavano gli interessi delle loro multinazionali, hanno depositato presso la WTO dei ricorsi contro il programma di incentivazione delle energie rinnovabili dell’Ontario, sostenendo che stava violando la regola del “trattamento nazionale” della WTO stessa. Questa regola stabilisce che “ai prodotti del territorio di una parte contraente [Paese membro della WTO] importati nel territorio di un’altra parte contraente [Paese membro della WTO] si accorda un trattamento non meno favorevole di quello riservato ai prodotti simili di origine nazionale rispetto a tutte le leggi, normative e condizioni inerenti la vendita interna  la messa in vendita, l’acquisto, il trasporto, la distribuzione o l’uso” [art. III . 4 dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio ( GATT) della WTO].

Questo significa che si possono dare più benefici alle imprese transnazionali straniere ma mai meno di quello che è stato concesso a un’impresa nazionale. Quando si parla di cambiamento climatico, questo implica che lo Stato non è in grado di promuovere lo sviluppo di una industria nazionale di pannelli solari, energia eolica o energia rinnovabile utilizzando norme nazionali soprattutto a favore delle compagnie o dei prodotti nazionali. Se uno Stato vuole dare sussidi o preferenze a quelle aziende o prodotti, deve dare gli stessi incentivi anche alle multinazionali straniere. In altre parole un iniziale sforzo nazionale per generare energia rinnovabile, dovrà competere sin dal primo giorno con una grande multinazionale straniera di “energia pulita”, la maggior parte delle quali attori principali della cosiddetta “Green Economy”, che curano molto di più i loro affari rispetto al clima del mondo e che in realtà già promuovono un modello di “energia rinnovabile” basato sullo sfruttamento e sul mercato.

Nel maggio 2013, il Tribunale delle dispute della WTO nella sua sentenza definitiva, ha stabilito che il Canada/Ontario agiva in violazione delle norme WTO. Un mese dopo il ministro dell’Energia dell’Ontario ha annunciato che “la regione avrebbe rispettato la sentenza dell’Organizzazione mondiale del commercio sulla fornitura a contenuto nazionale”.

La decisione della WTO contro l’Ontario è solo la punta di un iceberg. Esistono altri casi: per esempio in India, che sta ancora soffrendo la morte di quasi 1.000 persone, la sparizione di 3.000 e l’evacuazione di 100.000 a causa delle inondazioni estreme causate dalla deforestazione e il cambiamento climatico in Uttaranchal, che subì una causa sollevata dagli Stati Uniti nel febbraio del 2013 contro l’uso dei sussidi e della clausola “comprare locale ” nel suo programma solare interno. Le regole della WTO su cui gli Stati Uniti hanno basato il loro ricorso sulle presunte violazioni da parte dell’India, sono le stesse che hanno costretto l’Ontario a cambiare il suo programma di energia rinnovabile. Ci sono, inoltre, altre controversie in seno alla WTO tra la Cina, gli Stati Uniti e l’Unione europea in materia di apparecchiature di energia eolica e pannelli solari. Queste dispute non mirano ad abbassare i prezzi delle energie rinnovabili, piuttosto il contrario. Il loro scopo principale è quello di preservare i mercati e i profitti delle rispettive società

Bali: un nuovo tentativo di espandere la WTO e gli Accordi di libero scambio

In occasione della prossima riunione ministeriale della WTO, i Paesi membri non cercheranno di concludere il  cosiddetto “Ciclo di negoziati di Doha per lo sviluppo”. Questo ha dimostrato di essere troppo difficile in quanto si tratta di un accordo molto articolato che comprende numerose aree e con la clausola del “single undertaking” della WTO, dove o si concorda su tutto o c’è il nulla di fatto, si è arrivati ad una situazione di stallo nei negoziati. Tuttavia, con un nuovo Direttore generale sostenuto dall’influente coalizione dei Paesi in via di sviluppo BRICS (Brasile, Russia , India , Cina e Sud Africa), le imprese transnazionali ed i grandi attori della WTO hanno una nuova strategia per sbloccare la situazione di stallo e promuovere un “raccolto anticipato” di alcuni accordi, quello che chiamano il “Pacchetto di Bali”, imponendo accordi che includeranno beni e servizi ambientali, come la Casa Bianca ha recentemente annunciato: “Gli Stati Uniti lavoreranno con i partner commerciali per lanciare negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio verso il libero commercio mondiale di beni ambientali, comprese le tecnologie per l’energia pulita come quella solare, eolica, idroelettrica e geotermica … Entro il prossimo anno, ci adopereremo per garantire la partecipazione dei Paesi che rappresentano il 90 per cento del commercio mondiale di beni ambientali che valgono circa 481 miliardi di dollari nel commercio annuale di beni ambientali. Lavoreremo anche sui negoziati per l’Accordo sul commercio dei servizi  (TISA) per il raggiungimento di un regime di libero scambio nel settore dei servizi ambientali “. [ 2 ]

In effetti queste misure fanno parte del follow-up all’agenda di falsa ‘Green economy’ promossa e adottata in occasione del Vertice della Terra Rio +20 delle Nazioni Unite dello scorso giugno 2012. Uno degli obiettivi principali del Piano d’azione approvato a Rio +20 è quello di promuovere e accelerare la mercificazione sia materiale che immateriale della natura. Nel Piano, ad esempio, le funzioni delle foreste devono essere estese oltre la semplice fornitura di prodotti di legno, fino a prevedere di utilizzarle per servizi ambientali  he vanno dal turismo verde alla cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica. A sua volta, ciò richiede la creazione di mercati per i servizi ecosistemici e di compensazione della biodiversità. Tuttavia, al fine di creare e promuovere i mercati dei beni e dei servizi ambientali, devono essere aiutati dai regole del commercio globale. In altre parole, l’agenda dell’ ‘economia verde’ fasulla semplicemente non può funzionare senza il regime WTO e gli accordi di libero scambio.

Dobbiamo ricordare che le regole del WTO sono alla base di tutti gli altri accordi di libero scambio bilaterali o regionali, (TPP, TTIP, EPAs, CAFTA, NAFTA, accordi UE – d’associazione e altri [3]). Questi accordi WTO-plus sono nella propria stessa natura diritti volti a minare e contrastare le iniziative per la cura per l’ambiente e che affrontano il cambiamento climatico. Ci sono decine di casi in tutto il mondo di società straniere che richiedono ingenti compensazioni da Paesi membri utilizzando la clausola degli Accordi di libero scambio che consente azioni legali contro gli Stati da parte degli investitori, a causa delle normative ambientali nazionali. Occidental vs Ecuador, Pacific Rim Mining Corp vs El Salvador, Vattenfall vs Germania, Renco vs Perù sono solo alcuni esempi di come le regole sul libero scambio degli investimenti siano progettati e utilizzati per minare le iniziative di tutela della natura. In molti casi una semplice minaccia di una querela da parte di un investitore, facilita normative ambientali nazionali. Il diritto del commercio internazionale ha meccanismi legali per sanzionare e attuare le loro decisioni, mentre le disposizioni ambientali poggiano soprattutto su dichiarazioni che non hanno meccanismi di conformità e sono facilmente superati da accordi commerciali .

 

Prima le persone e la natura!

Per affrontare l’emergenza climatica non dobbiamo solamente fermare l’espansione della WTO e degli accordi di libero scambio, ma abbiamo bisogno di andare oltre e chiedere la fine della stessa WTO e del regime di libero scambio. Non c’è più tempo per le mezze misure. Se vogliamo salvare la natura e l’umanità, abbiamo bisogno di cambiare il sistema e cambiare il sistema significa smantellare il regime di libero scambio.

Non si può consentire che si moltiplichino decisioni della WTO come quella che riguarda l’Ontario. I governi non dovrebbero sottostare a decisioni che minano le iniziative volte ad affrontare il cambiamento climatico. I diritti umani, i diritti del lavoro, i diritti dei nativi e i diritti della Madre Terra devono essere posti al di sopra delle norme commerciali , se vogliamo preservare la vita come la conosciamo .

In sede di WTO e degli accordi di libero scambio ci sono clausole che garantiscono i brevetti delle multinazionali su invenzioni che possono salvare milioni di vite e che possono aiutare a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Stiamo vivendo una situazione di emergenza globale, più grande di qualsiasi altra già vissuta, e i diritti di proprietà intellettuale per il profitto non dovrebbero avere la precedenza sulla natura e l’umanità .

Il commercio è necessario, ma un diverso tipo di commercio, che non si basi sullo sfruttamento delle persone e la natura e le cui regole vadano a beneficio delle comunità e non delle corporations. Il tipo di commercio che ci serve è complementare ed equo, il libero scambio corporate.

Dobbiamo garantire che tutti i Paesi e in particolare quelli che sono meno responsabili e più colpiti dai cambiamenti climatici abbiano il diritto e la capacità di:

• sostenere la loro energia attraverso fonti rinnovabili nazionali e internazionali attraverso clausole di “acquisto locale”, sussidi e tutti i tipi di misure che permettano loro di sbarazzarsi di combustibili fossili il più presto possibile.

• avere libero accesso a tutti i brevetti in materia di energia rinnovabile e invenzioni che possano aiutare a limitare gli effetti del cambiamento climatico .

• promuovere la sovranità alimentare e l’agroecologia non solo per raffreddare il pianeta, ma per sfamare il popolo senza sostanze tossiche e OGM.

• Stimolare la produzione locale e il consumo di beni durevoli per soddisfare le esigenze fondamentali delle persone ed evitare il trasporto di merci che possono essere prodotte localmente .

• Garantire il diritto umano all’acqua, invertire la privatizzazione dei servizi idrici pubblici e preservare i bacini idrografici .

• Spingere per le infrastrutture di trasporti pubblici puliti e accessibili, per portare le auto fuori dalle strade e ridurre le emissioni di gas serra .

• Stabilire regole e sanzioni contro le industrie che distruggono e inquinano l’ambiente, senza la minaccia di controversie internazionali .

• Incoraggiare la nazionalizzazione e il controllo della società nel settore energetico per smantellarne la componente sporca e accelerare l’espansione e la promozione di comunità basate su forme rinnovabili di energia pulita .

• Promuovere economie che siano diverse e resistenti ai cambiamenti climatici .

Per affrontare davvero la crisi climatica, un mondo senza la WTO e gli accordi di libero scambio, un mondo che non è dominato da multinazionali e dai regimi di libero scambio globali, è necessario! Dobbiamo cambiare il sistema, e dobbiamo farlo ora.

[1] General Agreement on Tariffs and Trade (GATT)

[2] THE PRESIDENT’S CLIMATE ACTION PLAN http://www.whitehouse.gov/sites/default/files/image/president27sclimateactionplan.pdf

[3] TPP – Trans Pacific Partnership, TTIP – Transatlantic, Trade and Investment Partnership, EPA – Economic Partnership Agreements, CAFTA – Central America Free Trade Agreement, NAFTA – North American Free Trade Agreement.

Settembre 5, 2013

Firmato:

Alliance of Progressive Labor Philippines

Alternatives – Canada

Alternatives – International

Attac – France

Critical Information Collective

Ecologistas en Acción

ETC Group

Fairwatch – Italy

Focus on the Global South

Global Forest Coalition

Grassroots Global Justice Alliance – US

Health of Mother Earth Foundation – Nigeria

Indigenous Environmental Network

Kalikasan People’s Network for the Environment (Kalikasan PNE) – Philippines

La Via Campesina

Migrants Rights International

No REDD in Africa Network (NRAN)

Oilwatch International

Polaris Institute

Transnational Institute

Per adesioni: climatespace.tunis@gmail.com

To confront the climate emergency we need

to dismantle the WTO and the free trade regime

Launched in 1995, the World Trade Organization (WTO) completed the Bretton Woods trio with the World Bank, and the International Monetary Fund in promoting neoliberalism and corporate globalization. The WTO was particularly special in its power to legally enforce and penalize countries, taking away the policy space of governments, and on several occasions, forcing them to change their national laws in order to implement global free trade rules.

Not long after its launch however, new negotiations to deepen the rules and expand the reach of the WTO had failed thanks to massive protests in Seattle (1999), Cancun (2003), Hong Kong (2005), and the controversies around massive agricultural subsidies in the north. Recent years have seen it stalemated into an impasse but despite the lack of progress in the expansion, the existing 60 agreements that are in place in the WTO are still currently being implemented.

These existing WTO trade rules are currently undermining initiatives to tackle climate change and they can be further aggravated by the attempt of new negotiations in the upcoming 9th Ministerial meeting in Bali, Indonesia.

How the corporate rules of the WTO work

Under the WTO logic, each country should specialize in what they can produce best -what is called their “comparative advantages”- and then trade these products in exchange for products that other countries produce best. This logic however promotes the construction of market-oriented and imbalanced economies that focus on the demands of the market rather than the needs of their people on the ground. These export-oriented economies also bleed Mother Nature in order to exploit the most out of it provoking disruptions in the environment as we are seeing now with climate change, biodiversity loss and the destruction of ecosystems. This is the capitalist logic – nature is just a thing to be exploited for profit.

The real beneficiaries of this imbalanced trade rules of the WTO are the transnational corporations since in reality, they are the ones that have more “comparative advantages” than fledgling national and domestic infant industries. In a world of free trade flows – as the WTO aspires – transnational corporations are free to enter and move between countries, choosing those with cheap labor and relaxed regulations and at the same time able to exit and move out just as easily after it has exhausted and grabbed the natural resources, leaving in several cases, their toxic waste.

At the same time, the losers are many – the farmers who lose their farms as they cannot compete with cheap food imports that flood the local markets, the workers whose jobs are made even more unstable and precarious with the pressure to lower labor standards, the persons who are forced to migrate because of loss of livelihood, the women who are most times those who bear the brunt of economic distress on the family and community, the indigenous people who are displaced from their lands, and Mother Earth.

Global Trade Rules and the Environment

The WTO, of course, claims to be committed to “environmental protection” and “sustainable development.” Citing Article XX from the old GATT[1]regime that was grandfathered into the WTO, any country can be exempted from the WTO rules to bring in policy measures “necessary to protect human, animal or plant life or health” [Article XX–b] or measures “relating to the conservation of exhaustible natural resources…” [Article XX–g]. At first glance this may sound ‘environmentally friendly,’ but it is conditioned by a big caveat in the Article’s preamble [or ‘chapeau’] which, in effect, puts the onus on countries initiating environmental protection measures to prove that their actions will not cause “arbitrary or unjustifiable discrimination” or pose a “disguised restriction on international trade.”

In other words, global trade rules guaranteeing the free flow of capital, goods and services trump environmental protection priorities. As a result, environmental protection measures are often challenged and struck down for being a “disguised restriction on international trade.”  Indeed, under the overarching ‘most favored nation’ and ‘national treatment’ clauses of the WTO regime, those transnational corporations based in member countries effectively have ‘sovereign rights.’ Moreover, even the scope of environmental protection covered by Article XX is too narrowly defined to adequately safeguard measures urgently needed today to combat climate change, let alone the further commodification of nature.

Recent WTO ruling against climate initiatives

In the province of Ontario, Canada, the WTO recently struck down a law and program designed to promote the development of renewable energy as a measure for mitigating climate change while also creating jobs. The program allots the majority of producer power rights to Ontario companies thereby making it possible for the province to make the transition from coal, oil and gas without completely damaging its local economy. Its ‘domestic content requirements’ ensure that new manufacturing jobs will be created in Ontario by requiring that 25 percent of the content of all wind projects and 50 percent of the content of all solar projects are produced by workers and industries in the province. This program also guaranteed preferential 20-year purchase price per kilowatt-hour for electricity from wind and solar generators from companies that had a certain percentage of their costs originating from Ontario.

In its first two years, this program created more than 20,000 climate jobs in Ontario and was on track to create a total of 50,000. It was accelerating the production of renewable energy while simultaneously reducing both greenhouse gas emissions and unemployment. While there are particular concerns about the program’s implementation, it is recognized as an innovative step toward tackling climate change.

In 2010/2011, however, Japan and the European Union representing the interest of their transnational corporations filed cases in the WTO against Ontario’s renewable energy incentives program claiming that it was violating the “national treatment” rule of the WTO.  This rule establishes:

“The products of the territory of any contracting party [country member of the WTO] imported into the territory of any other contracting party [country member of the WTO] shall be accorded treatment no less favourable than that accorded to like products of national origin in respect of all laws, regulations and requirements affecting their internal sale, offering for sale, purchase, transportation, distribution or use.” [Art. III. 4 General Agreement on Tariffs and Trade (GATT) of the WTO]

This means that you can give more benefits to foreign transnational corporations but never less than what you have given to a domestic enterprise.

When it comes to climate change, this implies that a State cannot promote the development of a national industry of solar panels, wind energy or renewable energy by using national regulations primarily designed to benefit domestic companies or products. If a State wants to give subsidies or preferences to those national companies or products it must also give the same incentives to foreign transnational corporations. In other words an infant domestic effort at generating renewable energy, will have to compete from the first day with a big foreign transnational corporation of “clean energy”, most of them main actors of the so-called “Green Economy”, that care much more about their markets than the climate of the world and that in reality still promote a market-based and exploitative model of “renewable energy”.

On May 2013, the Dispute Settlement Body of the WTO in its final ruling said that Canada/Ontario was in violation of WTO rules. One month later, the Ontario Minister of Energy announced that they will “comply with the World Trade Organization’s ruling on the domestic content provision”.

The WTO ruling against Ontario is just the tip of the iceberg.  There are other cases, for example, in India, who is still suffering the deaths of almost 1,000 persons, the disappearances of 3,000 and the evacuation of 100,000 due to the extreme floods caused by deforestation and climate change in Uttarakhand, there was a case filed by the United States in February 2013 in the WTO challenging India’s use of subsidies and “buy local” rules in its domestic solar program. The WTO rules that the United States has based its complaints on that India has supposedly violated are the very same ones that forced Ontario to change its renewable energy program. Furthermore, there are disputes in the WTO between China, the United States and the European Union in relation to wind power equipment and solar panels. These disputes don’t aim to lower the prices of renewable energy but rather the contrary. Their main aim is to preserve the markets and profits of their respective corporations.

Bali: New attempt to expand the WTO and FTAs

At the next ministerial meeting of the WTO, they will not try to conclude the “Doha Development Round.” This has proven to be too difficult as it is a massive agreement encompassing numerous areas and with the “single undertaking” clause of the WTO, where everything or nothing is agreed, this has led to the impasse in the negotiations. However, with a new Director General supported by the influential developing country coalition BRICS (Brazil, Russia, India, China and South Africa), the transnational corporations and big players in the WTO have a new strategy to unlock the stalemate and promote an “early harvest” of some agreements, what they call the “Bali Package”, and push forward agreements that will include environmental goods and services like the White House has recently announced:

“The U.S. will work with trading partners to launch negotiations at the World Trade Organization towards global free trade in environmental goods, including clean energy technologies such as solar, wind, hydro and geothermal… Over the next year, we will work towards securing participation of countries, which account for 90 percent of global trade in environmental goods, representing roughly $481 billion in annual environmental goods trade. We will also work in the Trade in Services Agreement negotiations towards achieving free trade in environmental services.” [2]

In effect, these measures are part of the follow-up to the false ‘green economy’ agenda promoted and adopted at the Rio+20 Earth Summit last June 2012. A prime objective of this Rio+20 plan of action is to promote and accelerate the commodification of both material and non-material parts of nature. Here, for example, the functions of forests are to be extended beyond just the provision of wood products to be used for environmental services ranging from green tourism to carbon capture and storage. In turn, this calls for the establishment of markets for ecosystem services and biodiversity offsets. However, in order to create and advance markets for environmental services and goods, they must be aided and abetted by global trade rules. In other words, the false ‘green economy’ agenda simply cannot operate without the WTO regime and the FTAs.

And we need to remember that the rules of the WTO are the basis for all other free trade agreements, whether bilateral or regional, (TPP, TTIP, EPAs, CAFTA, NAFTA, EU-Association Agreements and others[3]). These WTO-plus agreements are also in their own right, undermining and working counter to initiatives to care for the environment and address climate change. There are dozens of cases all over the world of foreign corporations demanding huge compensations from States, using the FTAs clause allowing lawsuits from investor to State, because of national environmental regulations. Occidental v. Ecuador, Pacific Rim Mining Corp v. El Salvador, Vattenfall v. Germany, Renco vs. Peru are just some examples of how free trade and investment rules are designed and used to undermine initiatives to heal nature. In many situations a simple threat of a lawsuit from an investor, eases national environmental regulations. International trade law has legal mechanisms to sanction and implement their rulings while environmental provisions are mainly declarations that have no compliance mechanisms and are easily trumped by trade agreements.

People and Nature first!

To address the climate emergency we need to not only stop the expansion of the WTO and FTAs but we need to go beyond that and call for an end to the WTO itself and the free trade regime. There is no more time for half-measures. If we are to save nature and humanity, we need to change the system and changing the system means dismantling the free trade regime.

WTO rulings like in the Ontario case cannot be allowed to proliferate.  Governments should not have to follow rulings that undermine initiatives to address climate change. Human rights, labor rights, indigenous rights and the rights of Mother Earth have to be above trade rules if we want to preserve life as we know it.

In the WTO and the FTAs, there are clauses that guarantee the patents of transnational corporations over inventions that can save millions of lives and that can help reduce greenhouse gas emissions. We are living a global emergency situation, greater than any that we have lived, and intellectual property rights for profit should not have precedence over nature and humanity.

Trade is needed but a different kind of trade, one that is not based on the exploitation of people and nature and whose rules benefit the communities and not the corporations. The kind of trade we need is complementary and equitable trade not corporate free trade.

We need to guarantee that all countries and especially those that are least responsible and most affected by climate change have the right and the capacity to:

Support their national and domestic renewable energy sector trough “buy local” regulations, subsidies and all kinds of measures that allow them to get rid of fossil fuels as soon as possible.

Have free access to all patents concerning renewable energy and inventions that can help limit the impacts of climate change.

Promote food sovereignty and agroecology to not only cool the planet but to feed the people without agrotoxics and GMOs.

Stimulate local production and consumption of durable goods to meet the fundamental needs of the people and avoid the transport of goods that can be produced locally.

Guarantee the human right to water, reverse the privatization of public water services and preserve the watersheds.

Push for clean and accessible public transport infrastructure to take cars off the roads to reduce greenhouse gas emissions.

Establish regulations and sanctions against industries that destroy and pollute the environment without the threat of international disputes.

Encourage the nationalization and control of the society over the energy sector to dismantle the dirty component and accelerate the expansion and promote community based renewable forms of clean energy.

Promote economies that are diverse and resilient to climate change.

To really address the climate crisis, a world without the WTO and the FTAs, one that is not dominated by transnational corporations and the global free trade regimes, is necessary! We have to change the system, and we have to do this now.

September 5, 2013

Signed:

Alliance of Progressive Labor Philippines

Alternatives – Canada

Alternatives – International

Attac – France

Critical Information Collective

Ecologistas en Acción

ETC Group

Fairwatch – Italy

Focus on the Global South

Global Forest Coalition

Grassroots Global Justice Alliance – US

Health of Mother Earth Foundation – Nigeria

Indigenous Environmental Network

Kalikasan People’s Network for the Environment (Kalikasan PNE) – Philippines

La Via Campesina

Migrants Rights International

No REDD in Africa Network (NRAN)

Oilwatch International

Polaris Institute

Transnational Institute

For endorsements please email to: climatespace.tunis@gmail.com


[1] General Agreement on Tariffs and Trade (GATT)

[2] THE PRESIDENT’S CLIMATE ACTION PLAN http://www.whitehouse.gov/sites/default/files/image/president27sclimateactionplan.pdf

[3] TPP – Trans Pacific Partnership, TTIP – Transatlantic, Trade and Investment Partnership, EPA – Economic Partnership Agreements, CAFTA – Central America Free Trade Agreement, NAFTA – North American Free Trade Agreement.

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