Per pretendere il nostro futuro, dobbiamo cambiare il presente La nostra proposta per cambiare il sistema e non il clima

Il sistema capitalista ha sfruttato la natura e ne ha abusato, spinto il pianeta contro i suoi limiti, e così tanto che il sistema ha accelerato pericolosi e drastici cambiamenti del clima.

Oggi la gravità e la molteplicità dei cambiamenti climatici – con siccità, desertificazioni, tifoni, inondazioni, tempeste, tifoni, scioglimento dei ghiacci e incendi forestali che si moltiplicano – sono chiari indicatori di un pianeta in fiamme. Questi cambiamenti estremi hanno impatti diretti sulle persone – con la perdita di raccolti, di mezzi di sussistenza, di abitazioni e di vite – che portano a un esodo umano che prende le forme di migrazioni forzate di rifugiati climatici che ha dimensioni massicce in una scala senza precedenti .

L’umanità e la natura sono al bordo di un precipizio. Possiamo resistere e continuare il nostro cammino verso un abisso futuro troppo profondo per essere immaginato. Oppure possiamo reagire e pretendere quel futuro che tutti speriamo.

Noi non staremo immobili. Non permetteremo al sistema capitalista di bruciarci tutti. Agiremo e affronteremo le cause profonde del cambiamento climatico cambiando il sistema. E’ arrivato il momento di smettere di parlare e di agire.

Dobbiamo cominciare a nutrire, rafforzare e rendere consistenti i gruppi di base organizzandoli in ogni territorio, ma in particolare nei luoghi di conflitto dove le sfide sono le più ambiziose.

Cambiare sistema significa:

  • lasciare più di due terzi delle riserve di combustibili fossili sotto terra, o sotto i fondali oceanici, per prevenire livelli catastrofici di cambiamenti climatici;
  • mettere al bando tutte le nuove esplorazioni ed estrazioni di petrolio, di tar sands, di petrolio di recupero, di carbone, di uranio e di gas naturali;
  • sostenere un’equa transizione per i lavoratori e le comunità locale da un’economia estremamente energivora ad economie locali resilienti basate sulla giustizia sociale, ecologica e ambientale;
  • decentrare la generazione e il possesso dell’energia verso il controllo delle comunità locali con l’uso di fonti rinnovabili di energia. Investire in infrastrutture energetiche locali basate sulle comunità, di piccola scala;
  • smettere di costruire ampi e non necessari progetti di infrastrutture che sono contributori netti di gas climalteranti come le grandi dighe, autostrade, progetti di produzione energetica centralizzata di larga scala e aeroporti;
  • mettere fine alla predominante produzione di cibo vocata all’esportazione (anche nel settore degli allevamenti), e promuovere un’agricoltura di piccola scala ed ecologica, in sistemi rurali che assicurino la sovranità alimentare, assicurando che i raccolti e gli allevamenti locali incontrino i bisogni nutrizionali e culturali delle comunità locali. Queste misure aiuteranno a raffreddare il pianeta;
  • adottare approcci a rifiuti zero nella promozione di ampi programmi di riciclaggio e compostaggio che mettano fine all’uso di inceneritori e discariche che provocano forti emissioni di gas climalteranti, comprese le nuove versioni hi-tech;
  • fermare il land grabbing, rispettando il diritto dei piccoli contadini, delle comunità rurali e delle donne. Riconoscere il diritto collettivo degli indigeni e dei popoli tribali riconosciuto loro dalle Nazioni Unite con la dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni, che comprende i loro diritti sulle loro terre e territori;
  • sviluppare strategie economiche che creino nuovi tipo di “lavori verdi” – lavori con paghe dignitose che contribuiscano direttamente alla riduzione dei tassi di Co2 nell’aria – in settori come le energie rinnovabili, l’agricoltura, i trasporti pubblici e la conversione degli edifici;
  • recuperare il controllo delle risorse pubbliche nei progetti finanziari per indirizzarli a favore delle persone e della natura in settori come la salute, il cibo, l’occupazione, l’abitazione, la bonifica delle risorse idriche, la conservazione e il ripristino delle foreste e degli altri ecosistemi, fermando il sostegno all’industria inquinante, all’agrobusiness e all’industria militare;
  • mandare le auto fuori dalle strade costruendo infrastrutture ecologiche di trasporti pubblici adatte a fonti energetiche che non vadano a combustibili, e renderle accessibili a ciascun*;
  • promuovere la produzione e il consumo locale di beni durevoli che soddisfino i bisogni fondamentali della gente ed evitino il trasporto di prodotti che possano essere realizzati localmente;
  • fermare e invertire il libero commercio e gli accordi sugli investimenti promossi dalle corporations, che focalizzano il commercio sul profitto e distruggono la forza lavoro, la natura e la capacità degli Stati di definire le proprie politiche;
  • fermare il sequestro dell’economia e delle risorse naturali da parte dei profitti delle corporations transnazionali;
  • smantellare l’industria bellica e le infrastrutture militari per ridurre l’emissione di gas serra e rinvestire i budget destinati alla guerra per promuovere la vera pace.

Con queste misure saremo in grado di raggiungere la piena occupazione per tutti perché costruita all’interno di un cambiamento di sistema dove ci sarà una maggiore e migliore qualità dell’occupazione di quella possibile al’interno del sistema capitalista. Potremmo così fermare la degradazione continua della terra, dell’aria e dell’acqua e preservare la salute degli esseri umani e dei cicli vitali della natura. Potremo così evitare la migrazione forzata e milioni di rifugiati climatici.

Un cambiamento di sistema non può prescindere dalla fine dell’impero globale delle corporations transnazionali e delle banche. Solo una società che abbia un certo controllo democratico sulle risorse che sia basata sui diritti dei lavoratori (compresi i migranti), degli indigeni e delle donne e sul diritto della sovranità del popolo sarà in grado di garantire giustizia economica, sociale ed ambientale.

Abbiamo bisogno di rompere col sistema patriarcale per garantire i diritti delle donne in tutti gli aspetti della vita. Il femminismo e l’ecologia sono componenti-chiave della nuova società per cui stiamo lottando.

Abbiamo bisogno di un sistema nuovo che cerchi un’armonia tra umani e natura e non un modello di crescita infinita come il sistema capitalista promuove per fare sempre più profitti. La Madre Terra e le sue risorse naturali non possono sostenere i consumi e i bisogni di produzione di questa moderna società industrializzata. Abbiamo bisogno di un nuovo sistema che risponda ai bisogni della maggioranza e non di pochi. Abbiamo bisogno di una ridistribuzione del benessere che oggi è sotto il controllo dell’1% degli abitanti del pianeta. Abbiamo bisogno, però, anche di una nuova definizione di prosperità e benessere per tutti sul pianeta, entro i limiti della nostra Madre Terra.

Anche se ci sarà ancora una battaglia all’interno dei negoziati internazionali delle Nazioni Unite sul clima, la battaglia principale sarà fuori, radicata nei luoghi dove si combatte in prima linea su petrolio, gas, estrazione mineraria, l’agricoltura industriale, la deforestazione, l’inquinamento industriale, offset e REDD, che si traducono in land-grabbing, sottrazione dell’acqua e migrazioni che si svolgono in tutto il mondo.

Stati Uniti, Europa, Giappone, Russia e gli altri paesi industrializzati, in quanto principali emettitori storici, devono portare a termine la più grande riduzione delle emissioni. Cina, India, Brasile, Sud Africa e le altre economie emergenti dovrebbero fissare obiettivi di riduzione delle emissioni sulla base dei principi della responsabilità comune ma differenziata. Noi non accettiamo che in nome del diritto allo sviluppo diversi progetti per un consumo più sostenibile e lo sfruttamento della natura sono stati promossi nei paesi in via di sviluppo solo a vantaggio dei profitti dell’1% degli abitanti del pianeta.

La lotta per un nuovo sistema è anche la lotta contro le false soluzioni al cambiamento climatico. Se non le fermeremo si svilupperà un nuovo ciclo di privatizzazioni e mercificazione della natura che distruggeranno ulteriormente l’intero sistema Terra. Ad esempio gli OGM, gli agrocarburanti, il Cap and trade, la geo-ingegneria, REDD, il biotech, il fracking e i gas di scisto, l’incenerimento come fonte di energia.

Noi siamo anche contro quelle proposte che vogliono espandere la mercificazione, la finanziarizzazione e la privatizzazione delle funzioni della natura attraverso la cosiddetta “green economy” che pone un prezzo alla natura e crea nuovi mercati dei derivati che accrescerà le ineguaglianze e accelerare la distruzione della natura. Non possiamo porre il futuro della natura e dell’umanità nelle mani dei meccanismo della finanza speculativa come il carbon trading e il REDD. Noi amplifichiamo e diamo voce alle molte voci che stanno spingendo l’Unione europea a cancellare lo Schema europeo sul commercio delle emissioni (EU Emissions Trading Scheme).

REDD (Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado forestale), come il Clean Development Mechanisms, non è una soluzione al cambiamento climatico ed è una nuova forma di colonialismo. In difesa dei popoli indigeni, le comunità locali e l’ambiente, noi rifiutiamo REDD + e l’accaparramento delle foreste, deiterreni agricoli, dei suoli, delle mangrovie, delle alghe marine e gli oceani del mondo che agiscono come spugne per l’inquinamento di gas a effetto serra. REDD e il suo potenziale di espansione in tutto il mondo costituiscono una contro-riforma agraria, che snatura e stravolge il compito di coltivare il cibo in un processo di “carbon-agricoltura” chiamato Climate Smart Agriculture.

Noi dobbiamo collegare le lotte sociali a quelle ambientali, mettere insieme le comunità urbane e quelle rurali, e combinare le iniziative locali e globali per unirci insieme in una battaglia comune. Dobbiamo usare tutte le diverse forme di resistenza, Dobbiamo costruire un movimento che sia basato sulla vita quotidiana dei popoli garantendo democrazia a tutti i livelli della società.

Proposte come il Buen Vivir, i beni comuni, i diritti della natura i diritti della Madre Terra, la sovranità alimentare, la de-globalizzazione, la prosperità senza crescita, l’indice di felicità, l’Accordo dei Popoli di Cochabamba e altri hanno già elementi chiave per costruire un nuovo sistema alternativo.

Noi tutti abbiamo a lungo sperato per la possibilità di un altro mondo. Oggi, prendiamo quella speranza e la trasformiamo in coraggio, forza e azione – perché insieme, possiamo cambiare il sistema.

Se vogliamo che ci sia un futuro per l’umanità, dobbiamo lottare per esso ora.

Aprile, 2013

I primi firmatari, facilitatori del Climate Space al WSF di Tunisi 2013

  • Alliance of Progressive Labor, Philippines
  • Alternatives International
  • ATTAC France
  • Ecologistas en Acción
  • Environmental Rights Action, Nigeria
  • ETC Group
  • Fairwatch, Italy
  • Focus on the Global South
  • Global Campaign to Dismantle Corporate Power and end TNCs’ impunity
  • Global Forest Coalition
  • Grassroots Global Justice Alliance
  • Grupo de Reflexão e Apoio ao Processo do Fórum Social Mundial
  • Indigenous Environmental Network
  • La Via Campesina
  • No-REDD Africa Network
  • Migrants Rights International
  • OilWatch International
  • Polaris Institute
  • Transnational Institute

3 comments

  1. Pingback: To reclaim our future, we must change the present: A proposal for changing the system and not the climate | Climate Connections

  2. Info Molto utile. Spero di vedere presto altri post!

  3. Continuate cos, bravi!

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